L’esame visivo del vino 1/3

La vista è di solito il primo senso coinvolto nell’analisi sensoriale; se ci pensiamo bene infatti, è anche abbastanza intuitivo: prima di bere o mangiare qualcosa, e anche prima di annusarlo, lo passiamo al vaglio dello sguardo, per verificare almeno sommariamente che l’aspetto sia quello di un cibo commestibile o una bevanda potabile. Attraverso un’attenta osservazione, l’occhio permette di valutare la tonalità e la sfumatura di ogni colore, la presenza di qualche piccola particella in sospensione, il movimento del vino nel bicchiere.

Limpidezza, colore, consistenza o, se presente, effervescenza, sono le caratteristiche principali da valutare durante l’esame visivo. Potrebbe sembrare la fase più semplice, da svolgere in fretta e in modo un pò superficiale. Ma non è così, perché l’osservazione dell’aspetto del vino permette di capire molte cose di ciò che si sta degustando. Se l’esame visivo infatti mettesse in evidenza qualche anomalia o alterazione del vino, si potrebbe decidere di interrompere la degustazione.

Limpidezza e trasparenza

Oggi quasi tutti i vini presentano un’ottima limpidezza, quindi essa non riveste un problema. La presenza di qualche particella in sospensione non deve però portare alla conclusione affrettata  di essere di fronte a un vino alterato.

Un grande vino rosso maturo ad esempio, affinato in una cantina buia per anni, ha assunto colori particolari, arricchito i propri profumi, ma nel tempo si sono formati anche dei precipitati, particelle solide che si sono depositate sul fondo, formando un residuo più o meno abbondante. Ma non è l’unico caso: alcuni vini vengono imbottigliati senza essere filtrati e prima della fine della fermentazione; i lieviti portano a termine la loro opera di trasformazione degli zuccheri all’interno della bottiglia e quindi, li si può ritrovare nel vino in degustazione. E’ il caso del nostro DULCIS IN FUNDO bianco, da uve moscato, che i nostri consumatori conoscono molto bene. Lo stesso si verifica per alcuni vini rossi molto ricchi di estratto, che il produttore non filtra per mantenere intatte tutte le sostanze responsabili del colore, del profumo e del gusto. Non spaventatevi quindi se, a volte vi capita con i nostri vini di trovare un pò di fondo nella bottiglia.

Se la limpidezza è definita come l’assenza di particelle in sospensione, la trasparenza è la caratteristica di un liquido di essere penetrato dai raggi luminosi. Per esempio, l’acqua è trasparente, il latte no. Valutare la limpidezza dei vini bianchi, rosati e di alcuni rossi è piuttosto facile; altri rossi sono invece così ricchi di pigmenti e sostanze estrattive che il loro colore è pieno, profondo, quasi “denso”. In questo caso i raggi luminosi non riescono a penetrare lo spessore cromatico di questi vini, e valutarne la limpidezza è più difficile. Non per questo ci si deve lasciar trarre in inganno e giudicare quel vino velato e non limpido. Il più delle volte, soprattutto degustando i vini bianchi e rosati, ci si trova di fronte a situazioni completamente opposte; non solo si osserva una perfetta limpidezza, ma il vino è dotato di una bellissima luminosità, una cristallina trasparenza. O il vino appare addirittura brillante, come in alcuni spumanti nei quali numerose catene di bollicine salgono e riflettono la luce, o come in alcuni bianchi importanti, passiti e liquorosi, dalle calde tonalità ambrate e dorate.

Nel prossimo articolo parleremo dei colori, della consistenza e dell’effervescenza del vino, altri elementi da valutare attentamente nell’esame visivo.

 

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